Questo luogo virtuale non vuole essere altro che un piccolo contributo per chi volesse utilizzare la Poesia quale inesauribile serbatoio di emozioni. Per sé e per gli altri. La Poesia, se vera poesia, è emozione allo stato puro. Non ha bisogno di supporti esterni come le arti figurative, né di strumenti come la musica ed il cinema, né di spazi come la danza ed il teatro. Si trasmette dalla “carne” delle corde vocali alla “carne” dell’orecchio interno. Unica mediazione: il codice di riconoscimento comune costituito dalla lingua usata da chi scrive (o recita) e da chi legge (o ascolta). Codice che viene utilizzato dal poeta attraverso un duplice canale comunicativo. I linguisti definirebbero questi due livelli di comunicazione con i termini di “denotativo” e “connotativo”. Attraverso il primo, fatto di suoni, sillabe e parole legate fra loro da una grammatica e da una sintassi che l’autore ha in comune con il lettore, egli parla al suo cervello. Per così dire, si collega con lui, attraverso quella che tra un’emittente radio o tv ed un apparecchio radiofonico o un televisore, definiremmo la “frequenza portante”.
La capacità artistica di un poeta è quella di “modulare” la frequenza portante rappresentata dalla lingua con frequenze “connotative” che, anche se vengono “captate” dal cervello, sono destinate al cuore. Vibrazioni che il cuore conosce, o meglio riconosce. Forse, possono anche risuonare con un patrimonio emotivo già incosciamente acquisito ma inespresso. La poesia da un’immagine alle emozioni. Le descrive e, spesso, dà loro un nome!
Sfortunatamente, negli ultimi decenni, sembra essere la forma d’arte meno frequentata dal grande pubblico. Si registrano sicuramente un buon numero di eventi musicali, sia in chiave classica che moderna. Le arti visive continuano ad avere un grande seguito nei musei e nelle mostre. Il teatro, riesce a trovare ancora una sua forma di sopravvivenza, così come il romanzo.
Della poesia, invece, una volta mandati a memoria quelle poche decine di versi durante le scuole elementari e medie, non si ha quasi più traccia. I Festival della Poesia, raccolgono un pubblico oggettivamente “di nicchia”. Ci sono stati, nel recente passato, alcuni tentativi da parte del cinema di parlare di poesia, e, probabilmente, film come “Il Postino” e “L’Attimo Fuggente” hanno raggiunto un pubblico più che significativo, dando sicuramente un notevole contributo al tentativo di rivitalizzare la sensibilità collettiva nei confronti di questa arte.
Ciò nonostante, è indubbio che oggi, non solo facciamo fatica ad identificare ed apprezzare nuovi poeti, ma, cosa ancora più grave, soprattutto le nuove generazioni, stanno perdendo la memoria della grande poesia del passato. Ovviamente, i versi sono ancora lì, sulla carta stampata, dove sono sempre stati. Ma la loro fruizione, attraverso la lettura, è oggettivamente limitata.
Riteniamo che uno stimolo al recupero del piacere di leggere poesie, e perché no, anche del piacere di scriverle, possa essere fornito dall’ascolto della grande poesia. Un ascolto che possa trasmettere le emozioni espresse dall’autore, soprattutto se veicolate da chi, attraverso lo strumento della voce riesce a trasmetterle perché, quelle emozioni, le fa proprie.
