La capacità di provare emozioni e di poterle condividere attraverso vari linguaggi è quindi una caratteristica peculiare dell’uomo. Come tutti i linguaggi, anche quelli artistici vanno compresi. Il ché, implica però qualcosa che va oltre il capire la loro grammatica espressiva. Occorre imparare a sentire l’emozione che l’artista riesce ad esprimere e veicolare attraverso il linguaggio che, per sua vocazione, ha scelto di utilizzare.
Tradizionalmente, il compito della scuola primaria e secondaria è quello di fornire all’allievo un bagaglio di conoscenze di base attraverso il quale egli possa comprendere se intraprendere o meno un successivo percorso formativo. Attraverso un’opera che viene definita di orientamento, di norma, gli insegnanti suggeriscono anche quale esso possa eventualmente essere. Nel portare avanti questo compito, la Scuola, deve tenere conto, relativamente ad ogni allievo, di molte variabili in gioco.
- Sociali: il suo ambiente familiare ed il contesto socio-economico nel quale vive fuori dalle mura scolastiche.
- Didattiche: il livello di preparazione e di motivazione dei suoi insegnanti e l’atmosfera più o meno favorevole allo studio presente nella classe.
- Individuali: il suo potenziale intellettivo e la qualità delle sue motivazioni personali.
In molti casi, tutte queste variabili vengono prese, per quanto possibile, in considerazione. Tuttavia, il dato “misurabile” fornito dall’esame e dal giudizio finale, è, quasi esclusivamente, il risultato dell’interazione di due sole variabili: la preparazione dell’insegnante ed il potenziale intellettivo dell’allievo, potenziale che, abbastanza spesso, non è nemmeno espresso compiutamente in quanto non supportato da un adeguato livello motivazionale.
In definitiva, proprio perché i risultati forniti dal potenziale intellettivo dell’allievo sono i soli a poter essere “oggettivamente” misurati, si cerca, anche con interventi motivazionali, di lavorare e di far lavorare l’allievo stesso sulla sua “intelligenza”. La sua capacità di comprendere, elaborare e fornire contributi originali.
Esiste poca consapevolezza del fatto che, mentre l’insegnante si occupa della variabile “potenziale intellettivo” dello studente, sono soprattutto le reazioni emotive a questa ed a tutte le altre variabili che contribuiscono a formare il suo carattere e la sua personalità.
Tale processo è spesso completamente fuori dal controllo sia della famiglia che della scuola. Non solo! Nella stragrande maggioranza dei casi, non è nemmeno percepito! Quasi sempre, il bambino, il ragazzo, vive da solo le sue emozioni; le gestisce come può. Non ne parla. Non solo perché le vive come un fatto intimo ed ha, quindi, naturali difficoltà a condividerle, ma soprattutto perché non ne possiede il linguaggio. Non ha imparato le parole che possano definire le emozioni!
Eppure, sono ormai 30 anni che si parla di “intelligenza emotiva”. Un altro tipo di intelligenza, la cui estrema importanza, nel comportamento delle persone, è stata ormai universalmente accertata. In realtà, il lavoro su questo tipo di intelligenza, soprattutto tra gli adulti, che hanno normalmente grosse difficoltà a mettersi in discussione, richiede, spesso, una preparazione specifica. Citiamo questo tipo di intelligenza con riferimento alla didattica solo in quanto è ormai noto che, nel bambino, pur essendosi ormai formati in ambito familiare, durante i primi 3/5 anni di vita, i tratti fondamentali del suo patrimonio emotivo, i successivi anni ancora offrono notevoli possibilità di arricchire e, a volte, modificare tale patrimonio.
Nel periodo scolastico, soprattutto nelle classi primarie e secondarie inferiori, prima della pubertà, il bagaglio emotivo del bambino può essere arricchito ed in parte modificato senza enormi difficoltà. Nell’adolescenza, reazioni emotive fornite dall’Arte possono ancora incidere positivamente sui ragazzi. Raggiunta l’età adulta, i giochi sono fatti! Se l’adulto si rende conto di essere emotivamente inadeguato e avrà la giusta motivazione per lavorare sui suoi deficit emotivi, non potrà che rivolgersi ad uno specialista.
Si dirà che nei programmi scolastici sono già presenti insegnamenti come Arte e Musica. Che lo stesso insegnamento dell’Italiano già prevede la lettura di poesie e di testi di indubbio valore letterario. Si dirà anche che periodicamente, vengono organizzate visite guidate a musei, pinacoteche e luoghi di interesse storico ed artistico. Vengono persino portati i ragazzi ad assistere a spettacoli teatrali e concerti. Verissimo! Ma quanta emozione passa nell’insegnamento? Quanto, la Guida del Museo o l’insegnante di Arte sono stati capaci di dare un nome all’emozione che può essersi creata nei ragazzi nella risonanza emotiva con l’opera d’arte? Quanto è stata preparata “emotivamente” l’opportunità di assistere ad una rappresentazione teatrale, cinematografica o musicale? In sintesi, quanto è stato utilizzato il linguaggio delle emozioni?
