Poesia e recitazione

Così come una sinfonia ha bisogno di una buona orchestra e di un ottimo direttore per essere apprezzata, così come qualsiasi quadro o scultura hanno bisogno di una luce corretta che possa esaltarne tutta la bellezza, anche la poesia viene sicuramente apprezzata in maniera migliore se l’emozione che essa racchiude nel testo scritto, viene trasmessa dal vibrare delle corde vocali di chi legge ed è stato toccato egli stesso da quell’emozione.

In origine, quando non esisteva la trasmissione scritta, era l’autore stesso che declamava i suoi versi. Così come nella musica non c’era praticamente distinzione tra autore e interprete. A quei tempi, il trasmettere emozioni non veniva affidato solo al testo, ma anche alla sua interpretazione. La Musa non solo metteva in contatto l’artista con il divino ispirandolo, ma lo assisteva anche in quella che oggi chiameremmo la sua “performance”.

Oggi, tranne alcune rare eccezioni, l’autore e l’interprete sono due diverse persone. L’emozione che l’autore ha voluto trasmettere rimane nel testo scritto, e ognuno può sicuramente coglierla anche attraverso una sua autonoma lettura. È indubbio, tuttavia, che se la stessa emozione ci arriva attraverso l’interpretazione di un attore, di qualcuno che ha fatto della sua capacità di cogliere e trasmettere con la voce le emozioni una vera e propria arte, il risultato si rivela spesso migliore. A conferma, poi, dell’unicità dell’incontro di questi due atti artistici: il testo e la sua interpretazione, la cosa che rende ancora più interessante questo tipo di ascolto, è sicuramente il fatto che lo stesso testo provoca emozioni diverse se letto da attori diversi.