Obiettivi

Questo progetto, ideato soprattutto, ma non solo, a beneficio della didattica, vuole offrire ad un numero di persone, il più ampio possibile, la possibilità di reperire, in maniera semplice ed intuitiva, dei documenti, su supporto audio, che possano avere, per il loro valore artistico, la capacità di trasmettere delle emozioni.

Forse è opportuno spendere alcune parole sul principio di causa – effetto “arte – emozione” che è, in fondo, alla base di ogni progetto artistico: una mostra d’arte, un concerto, la messa in scena di un’opera teatrale, la realizzazione di un film.

L’arte è indissolubilmente legata al concetto di “creazione”.

Attraverso l’uso del pensiero, l’uomo sembra essere, sulla Terra, l’unica creatura capace di creare. Dalla scoperta della ruota all’ideazione delle tecnologie di ultima generazione, dall’aver capito il possibile utilizzo delle scaglie di pietra e del fuoco, alle recenti scoperte nel campo della genetica, l’uomo ha indubbiamente mostrato di saper usare creativamente la materia allo scopo di migliorare sempre di più le sue condizioni di vita. Questo tipo di creatività, che potremmo chiamare “scientifica”, si basa sulla comprensione, sempre più estesa ed approfondita delle leggi che regolano la natura.

La capacità di creare arte, la creatività artistica, è qualcosa di diverso.

L’uomo ha sempre dovuto verificare che c’è qualcosa in lui che non è completamente comprensibile attraverso le leggi che regolano la materia: la capacità di provare emozioni. Non le emozioni che possono provare anche gli animali, come la paura, la fame e tutto ciò che ha a che fare con l’attrazione sessuale. Questo tipo di emozioni, che potremmo definire primarie, sono facilmente riconducibili all’istinto di sopravvivenza e a quello di conservazione della specie. L’uomo è in grado di provare anche altri tipi di emozioni che non sono così facilmente razionalizzabili. Soprattutto, può continuamente verificare che la natura e l’effetto di tali emozioni è estremamente soggettivo.

Un limpido cielo stellato, un tramonto infuocato, un mare in tempesta, possono procurare, in ognuno di noi, emozioni anche molto diverse. Il colore ed il profumo dei fiori, il canto degli uccelli, piuttosto che il dolce sapore di un frutto, recepiti attraverso i nostri sensi, sono anche esse cose che possono procurare emozioni molto personali.

Gli stessi esseri umani sono una continua fonte di forti emozioni. Pensiamo al rapporto genitori – figli ed al rapporto con tutti gli altri familiari. Essi sono costruiti dal susseguirsi di una lunghissima serie di emozioni. Pensiamo alle circostanze, non sempre piacevoli, ma superate insieme, che formano, soprattutto tra persone dello stesso sesso, quel fortissimo legame che chiamiamo amicizia. Cosa dire poi di quella particolare attrazione che si prova, di solito per un rappresentante dell’altro sesso, dove la componente sessuale può anche non essere predominante, e che chiamiamo amore? C’è, poi, chi è capace di emozionarsi per tutti gli esseri umani, anche per degli sconosciuti. Persone che sono veramente in grado di provare empatia o letteralmente “compassione” per chiunque.

Stiamo definendo quelli che chiamiamo sentimenti. I sentimenti, probabilmente, non sono altro che la sedimentazione di una serie di emozioni. Continue emozioni positive creano sentimenti di simpatia, fiducia, amicizia, amore, compassione. Continue emozioni negative creano sentimenti di antipatia, sfiducia, inimicizia, avversione, rabbia, odio. Gran parte della vita di ognuno di noi è condizionata da questa capacità, della quale, però, sappiamo pochissimo. Essa, infatti, non ha nulla a che fare con ciò che è misurabile. Anzi, rispetto alle leggi che regolano il mondo materiale, le emozioni sembrano comportarsi in maniera affatto diversa.

Galileo ci ha insegnato che una legge scientifica è valida se il fenomeno fisico che l’ha dimostrata è replicabile in qualsiasi momento. Ma l’emozione è caratterizzata proprio dall’unicità delle circostanze nelle quali si crea. Essa sorge in un momento particolare ed in un luogo particolare. Alla dimensione spazio-temporale si aggiunge, poi, un’altra variabile che la rende ancora più unica: lo stato d’animo che, in quella occasione, si trova ad avere chi la prova.

Nel territorio delle emozioni e dei sentimenti, accade, inoltre, un fatto veramente strano per chi è abituato a trovare la spiegazione dei fenomeni della natura attraverso il metodo galileiano: se solo mi torna alla mente un posto o una circostanza dove in passato ho provato un’emozione; o allorché ricordo il volto di una persona con la quale ho condiviso dei sentimenti, è possibile che io provi nuovamente quella stessa emozione. Non è quindi necessario che il “fenomeno” che ha provocato l’emozione si ripeta nel mondo esterno. Quell’emozione è impressa dentro di noi in un qualche posto della nostra memoria e, a volte casualmente (una foto, un suono, un odore, un sapore), a volte intenzionalmente, può essere rievocata e provata nuovamente.

La lingua italiana è l’unica lingua al mondo che possiede tre verbi per indicare, apparentemente, la stessa azione:

  • ram-ment-are;
  • ri-cord-are;
  • ri-membr-are.

In realtà, tali verbi, ormai quasi completamente interscambiabili nell’uso comune, stanno ad indicare tre tipi di memoria ben precisi e molto diversi tra loro:

  • la memoria della mente;
  • la memoria del cuore;
  • la memoria del corpo.

L’uomo, quindi, non solo è in grado di provare emozioni, ma, attraverso un particolare tipo di memoria, quella del cuore, è anche capace di rievocarle. Questo suo potere, lo rende un creatore a tutto tondo. Non solo è capace di trasformare la materia attraverso la comprensione razionale delle leggi che la governano. La capacità di rievocare le proprie emozioni, ne fa un essere capace anche di condividerle, attraverso un processo creativo che, pur avendo diversi linguaggi, noi chiamiamo Arte.

Non a caso, forse, le Muse degli antichi Greci, divinità ispiratrici delle arti, erano figlie di Zeus e di Mnemosine. Walter Friedrich Otto scrive, a tal proposito: «Le Muse hanno un posto altissimo, anzi unico, nella gerarchia divina. Son dette figlie di Zeus, nate da Mnemosine, la Dea della memoria; ma ciò non è tutto, ché ad esse, e ad esse soltanto, è riservato portare, come il padre stesso degli Dei, l’appellativo di olimpiche, appellativo col quale si solevano onorare sì gli Dei in genere, ma – almeno originariamente – nessun Dio in particolare, fatta appunto eccezione per Zeus e le Muse» (1) 

Le Muse, nate da Zeus e dalla Dea della Memoria, divinità quasi pari al loro padre, sono il simbolo della capacità, evidentemente intesa dagli antichi Greci come divina, che l’uomo ha di creare arte. 

(1) Walter Friedrich Otto. Theophania. Genova, Il Melangolo, 1996, pag.48